17/03/2009
EUTANASIA
EUTANASIA: UNA “MALATTIA DA CURARE URGENTEMENTE”
di Michela Vadalà
A partire dal 1953, data in cui viene individuata la struttura a doppia elica del DNA si può dire che nasca la bioetica definita come “lo studio della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute, in quanto questa condotta viene esaminata alla luce di valori e di principi morali”. Il potenziale incremento di potere dell’uomo sulla vita, oltre i limiti ideologici, offre notevoli vantaggi, ma anche potenziali abusi e illeciti. Tra le questioni di bioetica più dibattute certamente vi è la liceità dell’eutanasia, cioè di un intervento attivo volto per pietà a togliere la vita soprattutto nei casi in cui il paziente informato e cosciente ne faccia esplicitamente richiesta.
La pratica dell’eutanasia, il cui termine propriamente significa “buona morte” (dal greco eu, buona, e thanatos, morte), risulta avere precedenti d’impiego antichissimi; tuttavia, in passato essa veniva intesa esclusivamente per il suo significato letterale di morte non dolorosa. Il primo a utilizzare il termine eutanasia fu il filosofo inglese Francis Bacon che, nel saggio “Progresso della conoscenza”, invitava i medici a non abbandonare i malati terminali e ad aiutarli a giungere alla morte nel modo meno sofferente possibile. Si trattava dunque, non di procurare un decesso del paziente, ma soltanto di far in modo che esso non risultasse doloroso. A partire dalla fine del XIX secolo, il termine ha assunto una diversa accezione, stando ad indicare un vero e proprio intervento medico atto a porre fine alle sofferenze del malato.
Nell’interpretazione moderna, essa si presenta sottoforma di tre tipi: -eutanasia attiva: rappresentata da un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze mediante la somministrazione di sostanze venefiche o soffocamento; -eutanasia passiva: conosciuta anche come “morte naturale”, consistente nell’interruzione delle cure, del nutrimento e dei farmaci, in modo che il decesso avvenga in modo spontaneo e naturale; -suicidio assistito: percepito come una formale “non partecipazione” di terzi all’azione peritura e prevedente la fornitura al paziente dei mezzi necessari per togliersi la vita nel modo meno doloroso, rendendo altre persone convenzionalmente “estranee” al decesso.
Tali differenze, solitamente, vengono prese in considerazione soltanto sotto un punto di vista giuridico e medico, in quanto, sia in ambito penale che deontologico, bisogna comunque fare le dovute precisazioni. La legge, infatti, vieta ad un medico di compiere cure senza il consenso del paziente, quindi determinati limiti possono soltanto essere applicati per quanto riguarda l’eutanasia attiva.
In campo morale, tuttavia, tali distinzioni appaiono meno evidenti, in quanto l’opinione pubblica tende essenzialmente a “condannare” o ad “assolvere” l’eutanasia, senza differenziazione.
Da un punto di vista della bioetica si contrappongono i sostenitori dell’ ”etica della sacralità della vita”, per lo più cattolici ed i sostenitori dell’etica laica della “qualità della vita”. I primi considerano la vita umana di per sé un malore assoluto, perché direttamente dipendente da Dio. Gli altri, invece, ritengono che sia sì necessario salvaguardare la vita, ma solo se in possesso di caratteri che soli la possono qualificare come vita umana.
La Chiesa denuncia indifferentemente qualunque tipo di pratica dell’eutanasia, ammettendo, tuttavia, cure palliative. L’eutanasia è, dunque, considerata dalla Chiesa moderna in ogni sua forma come suicidio e, il suicidio, è stato da sempre severamente condannato dalle istituzioni ecclesiastiche in quanto:2258 « La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente ». 168Matteo 14,1-12 morte di Giovanni Battista.
In Italia il codice penale identifica nella pratica dell’eutanasia attiva l’omicidio volontario, per cui in seguito a tale azione sono previste le medesime pene riservate ai colpevoli d’uccisione; nel caso di consenso da parte del malato, invece, è comunque prevista la pena della reclusione. Allo stesso modo viene considerato reato il suicidio assistito in quanto ritenuto “istigazione o aiuto al suicidio”. Diversamente, l’eutanasia passiva, viene consentita in ambito ospedaliero, in caso di morte cerebrale, con il consenso da parte del medico primario, del medico curante, del medico legale e dei parenti del malato.
Nonostante esistano all’interno del codice penale, leggi relative all’eutanasia, in seguito agli ultimi episodi verificatesi, come quello di Piergiorgio Welby e della giovane Eluana Englaro, il governo italiano ha dovuto riconoscere un vuoto di legge,da colmare urgentemente.
E’ stata dunque proposta, la stesura di un “testamento biologico”, ovvero di un documento scritto volto a garantire il rispetto della volontà del paziente in ambito di trattamento medico.
Perché arrivi in Aula il testo base del Ddl sul testamento biologico, è necessario arrivare a un’ integra intesa tra i partiti, i quali, tuttavia, risultano essere ancora in disaccordo circa la proposta di legge presentata dal relatore Raffaele Calabrò. Il testo, nonostante i numerosi emendamenti sostitutivi ad alcuni articoli inizialmente proposti, sembra riconoscere in sostanza il “diritto del paziente a essere protetto contro il dolore attraverso l’applicazione di tutte le terapie antidolorifiche disponibili e promuove la diffusione delle cure palliative”con un netto rifiuto di ”ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuti al suicidio, considerato che l’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonchè all’alleviamento della sofferenza, non può essere orientata a produrre o consentire la morte del paziente”.
23:59 Scritto da: smodest in ETICA LAICA E MORALE CRISTIANA | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: stefania modestino, classe quinta i, liceo diaz, caserta | OKNOtizie |
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Commenti
ma che ne sai te statte zitta c'hai 18 anni un pajio di volte il reffreddore? potresti decide o parlare su questo argomento giusto se c'avessi pure te una malattia o una disabilita!!!!! deficente termini storici e cattolici che nutrono la radice del male!!!! stupidi majali bastardi che fanno delle sofferenze della gente una loro polemica fate decidere all'individuo quello che vuole LUI voi non avete il dititto di niente siete dei perversi malvaggi ottusi STUPIDI
MALATTIA dacurare urgentemente ma statte zitta persona dispregievole tu e tutte quelle che non si fanno gli affari loro che schifo vi disprezzo
Scritto da: Andrea | 17/06/2009
@ Andrea personalmente sono molto combattuta e non saprei neanche pensare ad un'ipotetica decisione...ma la laicità impone la tolleranza e il rispetto delle idee altrui.
La giovane autrice si è esposta con nome e fotografia ed ha detto la sua, in modo civile e ben articolato.
Tu all'ombra dell'anonimato offendi e incivilmente lanci improperie esprimendoti con il turpiloquio...non fa onore questo atteggiamento e non meriti rispetto.Stefania Modestino
PS Visto che sei così intelligente da chiamare gli altri stupidi..fatti un ripasso della Costituzione e- non guasterebbe- di una educazione quantomeno "basic"...e poi non scrivere come un analfabeta.
Scritto da: stefania modestino | 17/06/2009
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