17/03/2009

EUTANASIA

EUTANASIA: UNA “MALATTIA DA CURARE URGENTEMENTE”

di Michela Vadalà

 

vadalà.jpgA partire dal 1953, data in cui viene individuata la struttura a doppia elica del DNA si può dire che nasca la bioetica definita come “lo studio della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute, in quanto questa condotta viene esaminata alla luce di valori e di principi morali”. Il potenziale incremento di potere dell’uomo sulla vita, oltre i limiti ideologici, offre notevoli vantaggi, ma anche potenziali abusi e illeciti. Tra le questioni di bioetica più dibattute certamente vi è la liceità dell’eutanasia, cioè di un intervento attivo volto per pietà a togliere la vita soprattutto nei casi in cui il paziente informato e cosciente ne faccia esplicitamente richiesta.

La pratica dell’eutanasia, il cui termine propriamente significa “buona morte” (dal greco eu, buona, e thanatos, morte), risulta avere precedenti d’impiego antichissimi; tuttavia, in passato essa veniva intesa esclusivamente per il suo significato letterale di morte non dolorosa. Il primo a utilizzare il termine eutanasia fu il filosofo inglese Francis Bacon che, nel saggio “Progresso della conoscenza”, invitava i medici a non abbandonare i malati terminali e ad aiutarli a giungere alla morte nel modo meno sofferente possibile. Si trattava dunque, non di procurare un decesso del paziente, ma soltanto di far in modo che esso non risultasse doloroso. A partire dalla fine del XIX secolo, il termine ha assunto una diversa accezione, stando ad indicare un vero e proprio intervento medico atto a porre fine alle sofferenze del malato.

Nell’interpretazione moderna, essa si presenta sottoforma di tre tipi: -eutanasia attiva: rappresentata da un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze mediante la somministrazione di sostanze venefiche o soffocamento;  -eutanasia passiva: conosciuta anche come “morte naturale”, consistente nell’interruzione delle cure, del nutrimento e dei farmaci, in modo che il decesso avvenga in modo spontaneo e naturale;  -suicidio assistito: percepito come una formale “non partecipazione” di terzi all’azione peritura e prevedente la fornitura  al paziente dei  mezzi necessari per  togliersi la vita nel modo meno doloroso, rendendo altre persone convenzionalmente “estranee” al decesso.

Tali differenze, solitamente, vengono prese in considerazione soltanto sotto un punto di vista giuridico e medico, in quanto, sia in ambito penale che deontologico, bisogna comunque fare le dovute precisazioni. La legge, infatti, vieta ad un medico di compiere cure senza il consenso del paziente, quindi determinati limiti possono soltanto essere applicati per quanto riguarda l’eutanasia attiva.

In campo morale, tuttavia, tali distinzioni appaiono meno evidenti, in quanto l’opinione pubblica tende essenzialmente a “condannare” o ad “assolvere” l’eutanasia, senza differenziazione.

Da un punto di vista della bioetica si contrappongono i sostenitori dell’ ”etica della sacralità della vita”, per lo più cattolici ed i sostenitori dell’etica laica della “qualità della vita”. I primi considerano la vita umana di per sé un malore assoluto, perché direttamente dipendente da Dio. Gli altri, invece, ritengono che sia sì necessario salvaguardare la vita, ma solo se in possesso di caratteri che soli la possono qualificare come vita umana.

 La  Chiesa denuncia indifferentemente qualunque tipo di pratica dell’eutanasia, ammettendo, tuttavia, cure palliative. L’eutanasia è, dunque, considerata dalla Chiesa moderna in ogni sua forma come suicidio e, il suicidio, è stato da sempre severamente condannato dalle istituzioni ecclesiastiche in quanto:2258 « La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente ». 168Matteo 14,1-12 morte di Giovanni Battista.

In Italia il codice penale identifica nella pratica dell’eutanasia attiva l’omicidio volontario, per cui in seguito a tale azione sono previste le medesime pene riservate ai colpevoli d’uccisione; nel caso di consenso da parte del malato, invece, è comunque prevista la pena della reclusione. Allo stesso modo viene considerato reato il suicidio assistito in quanto ritenuto “istigazione o aiuto al suicidio”. Diversamente, l’eutanasia passiva, viene consentita in ambito ospedaliero, in caso di morte cerebrale, con il consenso da parte del medico primario, del medico curante, del medico legale e dei parenti del malato.

Nonostante esistano all’interno del codice penale, leggi relative all’eutanasia, in seguito agli ultimi episodi verificatesi, come quello di Piergiorgio Welby e della giovane Eluana Englaro, il governo italiano ha dovuto riconoscere un vuoto di legge,da colmare urgentemente.

E’ stata dunque proposta, la stesura di un “testamento biologico”, ovvero di un documento scritto volto a garantire il rispetto della volontà del paziente in ambito di trattamento medico.

Perché arrivi in Aula il testo base del Ddl sul testamento biologico, è necessario arrivare a un’ integra intesa tra i partiti, i quali, tuttavia, risultano essere ancora in disaccordo circa la proposta di legge presentata dal relatore Raffaele Calabrò. Il testo, nonostante i numerosi emendamenti sostitutivi ad alcuni articoli inizialmente proposti, sembra riconoscere in sostanza il “diritto del paziente a essere protetto contro il dolore attraverso l’applicazione di tutte le terapie antidolorifiche disponibili e promuove la diffusione delle cure palliative”con un netto rifiuto di ”ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuti al suicidio, considerato che l’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonchè all’alleviamento della sofferenza, non può essere orientata a produrre o consentire la morte del paziente”.

 

 

 

06/02/2009

La poetica del Pascoli

Per la classe II i

Questi sono gli appunti integrativi per la ricerca su Pascoli:

La poetica del Pascoli

La poesia è per Pascoli la voce del poeta-fanciullo che riscopre la realtà delle cose, anche delle più piccole; è uno sguardo vergine e primigenio che si posa sul mondo e ne evidenzia gli aspetti più nascosti. Secondo Pascoli, dunque, può dirsi poeta colui che è riuscito ad esprimere quello che tutti stavano pensando ma che nessuno riusciva a dire.
La poesia però deve avere anche un compito sociale e civile: deve migliorare l'uomo, renderlo buono, renderlo etico. Questa concezione riflette pienamente il suo socialismo umanitario, utopistico, interclassista, patriottico.
Il discorso La grande proletaria si è mossa (con cui Pascoli si dichiarava favorevole all'entrata in guerra dell'Italia)è stato il manifesto di questa sorta di "socialismo nazionale", vicino per alcuni aspetti ad un nazionalismo populista, che considera la guerra come un momento di superamento dei conflitti sociali e delle differenze di classe.
Si tratta, in realtà, di una prospettiva indubbiamente falsata, basata su posizioni che in seguito lo stesso Pascoli provvederà a rivedere:

- lo spostamento della lotta di classe all'esterno delle nazioni: non più tra parti sociali di una stessa nazione, ma tra nazioni ricche e nazioni proletarie.

- il continuo scivolare delle argomentazioni politiche e sociali dal piano della ragione a quello del sentimento (illusione di una possibile fratellanza e di un'istintiva bontà che porterebbe gli uomini di una stessa nazione ad abbattere le differenze e ad unirsi nella lotta contro il nemico comune).

Si intrecciano nella sua poetica due spinte fondamentali:

- una verso l'esterno, verso l'intervento attivo nella società per produrre nei cambiamenti nelle cose e negli uomini.

- una verso l'interno, intimista, abbinata al gusto contadino per le cose semplici e all'attenzione a volte ossessiva alle complicazioni tortuose del suo animo decadente.
Uno scambio continuo, insomma, tra grande e piccolo, in un rovesciamento di prospettiva e di valori.

Il fanciullino

Esiste dentro di noi un fanciullino che nell'infanzia si confonde con noi, ma, anche con il sopraggiungere della maturità, non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un fanciullo può avere.
Spesso, però, questa parte che non è cresciuta non viene più ascoltata dall'adulto. Il poeta invece è colui che è capace di ascoltare e dare voce al fanciullino che è in lui e di provare di fronte alla natura le stesse sensazioni di stupore e di meraviglia proprie del bambino o dello stato primigenio dell'umanità.

Il fanciullino prova sensazioni che sfuggono alla ragione, ci spinge alle lacrime o al riso in momenti tragici o felici, ci salva con la sua ingenuità, è sogno, visione, astrazione. È come Adamo che dà per la prima volta il nome alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole.
La poesia ha un compito civile e sociale: il poeta in quanto tale esprime il fanciullino ed ispira i buoni e civili costumi e l'amor patrio, senza fare comizi, senza dedicarsi alla politica nel senso classico, ma solo grazie al suo sguardo puro ed incantato.

Pascoli stesso ha esposto la sua poetica in un discorso famoso, che è anche un brano delle prose: Il Fanciullino. In esso asserisce che in noi vi è un fanciullino che non solo ha brividi, ma lagrime e tripudi suoi, che ci insegna a guardare le cose dentro e fuori di noi e a nominarle con occhi e parole di poeta. Poesia è irrazionale facoltà lirica, immediatezza e genuinità di sensazioni, sincerità e vivacità di immaginazione e fantasia. La poetica della visione si sposa alla poetica dl particolare perchè richiede precisione, fedeltà ed esattezza lessicale nei confronti delle cose: se la poesia è nelle cose, ad esempio nel canto degli uccelli, il poeta non potrà parlare genericamente di uccelli, ma singolarmente di pettirossi, di capinere ecc. individuando il verso particolare e riproducendolo fedelmente con voci onomatopeiche.
E proprio perchè il fanciullino coglie d'istinto la poesia che è nelle cose illuminandole con la parola che a tutti le rivela.

Il suo decadentismo e la sua modernità consistono nel principio centrale della sua poetica, che è irrigidimento schematico della sua sensibilità: ingrandire il piccolo, rimpicciolire il grande.
Il discorso è però tutto tramato su una polemica insistente contro il socialismo e la poesia socialista. La poesia per Pascoli è utile, civile, giova alla moralità, alla civiltà, alla patria. La poesia è la voce del fanciullino che è in noi e che sa vedere nelle cose il nuovo, non inventandolo ma scoprendolo.
L’idea del fanciullino, non fa altro che sottolineare il rifiuto della razionalità e l'appello a forze profonde, tipico della poesia decadente. L'opera del Pascoli nasce dal confluire di tutti i fatti accadutigli, le sue liriche sono state da lui stesso pubblicate e sono frutto di un lavorio lungo di correzioni e rifacimenti. Nella sua poesia tornano con insistenza la siepe che è si metafora politica ma anche aspirazione a chiudersi in un mondo di piccole cose; oppure il nido che è la famiglia, la casa, un rifugio intimo e caldo. La particolarità stilistica che in fine caratterizza le opere del Pascoli indubbiamente la disarticolazione dell'architettura strutturale che aveva sostenuto tradizionalmente la lirica italiana e, concludendo, Pascoli fu un poeta tutto istinto e immediatezza, ma gli mancò la maturità razionale di una vigile e consapevole coscienza critica proprio perchè uomo di sentimento e non di ragione.

Tra le sue altre opere ricordiamo Myricae che contiene alcuni dei primi testi del Pascoli, rivela una poesia nuova al suo stato più semplice, libera da incrostazioni ideologiche. Il titolo è spiegato da un'epigrafe che adatta un verso di Virgilio "piacciono gli arboscelli e le umili tamerici" (arbusta iuvant humilesque myricae), tamerici che altro non sono che un piccolo arbusto sempreverde e simboleggiano una forma di poesia semplice.
Questa poesia è da collocarsi all'interno della tradizione classica, ed in essa sono evidenti figure e fatti quotidiani, di vita ingenua, dietro le quali si scorge la tragedia che aveva caratterizzato la sua fanciullezza e tutto è pervaso come da una dolorosa inquietudine.

L'opera è realizzata all'insegna dell'autobiografismo e si apre con un accenno alla famiglia distrutta e stende un velo di malinconia sulle memorie dell'infanzia.Quello che più colpisce è il linguaggio che si adatta in modo diretto alle piccole cose, ai momenti più semplici della vita familiare e campestre, grazie non solo all'utilizzo dei vocaboli ma più ampliamente di un linguaggio definito "fono-simbolico".
All'interno dell'opera il poeta è intento a seguire le vibrazioni di essenze oscure e segrete, tanto più oscure quanto più semplice è il modo nel quale vengono osservate.
La poesia sembra un modo per ritrovare il mondo dell'infanzia: ma proprio le immagini dell'infanzia richiamano la morte e ovunque il poeta sembra interrogare qualcosa che non può esistere e nella quale egli, in realtà, non crede. E delle tamerici non possiamo non ricordare i due brani Lavandaie nel quale dà l'impressione di una malinconia che sbocci a in vista di uno spettacolo naturale, pur senza riuscire a distaccare l'anima da esso.

Non è la voce del poeta a confidarci questa malinconia, ma sembra che essa provenga dalle voci sperdute del paese dove il canto delle donne ai lavatoi si mescola alla malinconia della campagna; ed Arano dove il poeta guarda e trascrive le notazioni del paesaggio che via, via si arricchisce di particolari visivi, dove il clima autunnale fa da sfondo ai contadini e dove sembra che il poeta osservi senza commentare.

Un'altra opera di rilievo del Pascoli è rappresentata dai Canti di Castelvecchio, qui ritorna alla materia poetica, in un discorso ampio e profondo. La materia autobiografica sull'onda del ricordo, si allarga a meditazione sul mistero che circonda uomini e cose.

Ritornano ricordi dolorosi mai cancellati e si sollevano a simboli grondanti di interrogativi. La raccolta si conclude con alcuni canti dedicati alla morte del padre e lo sguardo si allarga al movimento dell'universo, ravvisandone la pace apparente abitata dalla distruzione e dalla morte. La morte ritorna in tutti i ricordi ed è lo stesso poeta a riconoscersi come appartenente al mondo dei morti e vede il proprio sguardo e la propria voce svanire ed estinguersi; il poeta giunge ad una tomba che si confonde con la culla e si dissolve in un sogno di nulla.

I passi più importanti dell'opera sono contenuti nei versi de La mia sera dove ogni strofa è come una variazione musicale le cui note formano uno stato d'animo di assopimento e di dolore, quasi un'attesa della morte; e tutte si riassumono nel suono finale delle campane che diventa il ricordo di un canto di culla, allietato dalla carezza materna.

Ora copiate questa poesia Il Libro seguendo bene lo schema delle strofe e dei versi e poi la faremo in classe:

"Il libro "

I

Sopra il leggìo di quercia è nell'altana,
aperto, il libro. Quella quercia ancora,
esercitata dalla tramontana,

viveva nella sua selva sonora;
e quel libro era antico. Eccolo: aperto,
sembra che ascolti il tarlo che lavora.

E sembra ch'uno (donde mai? non, certo,
dal tremulo uscio, cui tentenna il vento
delle montagne e il vento del deserto,

sorti d'un tratto...) sia venuto, e lento
sfogli - se n'ode il crepitar leggiero -
le carte. E l'uomo non vedo io: lo sento,

invisibile, là, come il pensiero...

II

Un uomo è là, che sfoglia dalla prima
carta all'estrema, rapido, e pian piano
va, dall'estrema, a ritrovar la prima.

E poi nell'ira del cercar suo vano
volta i fragili fogli a venti, a trenta,
a cento, con l'impazïente mano.

E poi li volge a uno a uno, lenta-
mente, esitando; ma via via più forte,
più presto, i fogli contro i fogli avventa.

Sosta... Trovò? Non gemono le porte
più, tutto oscilla in un silenzio austero.
Legge?... Un istante; e volta le contorte

pagine, e torna ad inseguire il vero.

III

E sfoglia ancora; al vespro, che da nere
nubi rosseggia; tra un errar di tuoni,
tra un alïare come di chimere.

E sfoglia ancora, mentre i padiglioni
tumidi al vento l'ombra tende, e viene
con le deserte costellazïoni

la sacra notte. Ancora e sempre: bene
io n'odo il crepito arido tra canti
lunghi nel cielo come di sirene.

Sempre. Io lo sento, tra le voci erranti,
invisibile, là, come il pensiero,
che sfoglia, avanti indietro, indietro avanti,

sotto le stelle, il libro del mistero.

 

22/01/2009

La discussione...prima esperienza!

Oggi, ragazzi, la prova..diciamo il varo ( per rimanere in tiro di metafora luziana) della discussione strutturata.

Com'è andata? Mi piacerebbe avere i vostri commenti, quello che avreste voluto dire, quello che vi è piaciuto o quello che non vi è piaciuto.

A parer mio è un'esperienza utilissima perchè vi educa alla discussione e all'esposizione delle vostre opinioni e vi costringe( anche!) a usare un registro corretto e a ragionare su tematiche stabilite.

Sicuramente vorrete conoscere la mia valutazione...eh sì..il voto!!!

Tutelando la vostra privacy posso dirvi in generale che ,punto per punto , la valutazione media è la seguente:

                                
Discussione-valutazione- la valutazione relativa alla capacità di

1. Introdurre e inquadrare l'argomento ( capacità di sintesi, chiarezza e ordine espositivo, centralità dei temi) punti 3 ( da 1 a 3)          2,50
2. Registro adottato punti 2 ( correttezza e proprietà di linguaggio) ( da 0,50 a 2)                                                                              1,50   
3. Aderenza agli elementi del testo nei transfert punti 2 ( cogliere elementi e parametrarli ad altri testi poetici o letterari)(da 0,50 a 2)   1,50

4. Originalità nell'interpretazione punti 1                                                                                                                                         no                                                                                                                                    
5. Presenza nella discussione e capacità di coinvolgimento( Partecipazione personale e capacità di suscitare interesse)punti 2               no

Su una possibilità di 10 punti la discussione è mediamente  5,50

Naturalmente è la media...ma c'è chi è stato valutato  7.... quello che è  mancato è l'aspetto relativo all'originalità e alla presenza nella discussione...ma è solo la prima volta....

Aspetto commenti!

18/01/2009

Discussione su :Passione e sofferenza nella poesia di chi ha amato l'Italia...

Discussione Guidata:

 

Come abbiamo deciso in classe, dopo un primo confronto libero sulle poesie e sulle tematiche che esse portano alla nostra attenzione, e dopo aver analizzato i testi (metrica,lessico,figure retoriche,temi e contesti)  vi indico i criteri della discussione e della valutazione che effettuerò come osservatore-valutatore dei vostri interventi.

Discussione- Argomenti:

  1. Analisi formale. Evidenziare come le scelte del poeta sottolineano i contenuti.
  2. La forza espressiva è relativa a.....?
  3. ll poeta e la realtà contestuale
  4. Invettiva-precedenti studiati- approfondimento
  5. Commenti e opinioni ( da motivare...cercate di non essere mai banali)

Discussione-valutazione- la valutazione sarà relativa alla capacità di

  1. Introdurre e inquadrare l'argomento ( capacità di sintesi, chiarezza e ordine espositivo, centralità dei temi) punti 3 ( da 1 a 3)
  2. Registro adottato punti 2 ( correttezza e proprietà di linguaggio) ( da 0,50 a 2)
  3. Aderenza agli elementi del testo nei transfert punti 2 ( cogliere elementi e parametrarli ad altri testi poetici o letterari)(da 0,50 a 2)
  4. Originalità nell'interpretazione punti 1
  5. Presenza nella discussione e capacità di coinvolgimento( Partecipazione personale e capacità di suscitare interesse)punti 2

Naturalmente se non vi è alcuna capacità relativa a quanto indicato nei criteri di valutazione il punteggio potrà essere anche 0 per ognuno dei criteri indicati.

Buon lavoro e se dovesse emergere  la  necessità di un chiarimento, potrete chiederlo qui sul blog nei commenti ed io da stasera vi rispondo.

A mercoledì..ma la discussione è fissata per giovedì 22 gennaio...c'è tutto il tempo per organizzarsi sulla pista già discussa in classe e qui specificata con maggiore puntualità.  la prof S. Modestino

16/01/2009

Passione e sofferenza nella poesia di chi ha amato l'Italia...

Passione e sofferenza nella poesia di chi ha amato l'Italia...


IN CLASSE ABBIAMO DISCUSSO SULLE FORME DELL'AMORE, IN TUTTE LE SUE ACCEZIONI, ORA RIFLETTIAMO SULL'AMOR PATRIO CHE SI ORIGINA DALLE RADICI...AL NOSTRO STUDIO DUE POESIE E DUE POETI, SOPRATTUTTO DUE EPOCHE DIVERSE: ANNI 90 PER LUZI, GLI ANNI DELLA CRISI DEI SISTEMI POLITICI E DELL'EMERSIONE DELLA CORRUZIONE ISTITUZIONALE...PER LEOPARDI UN'ITALIA DOMINATA DALLO STRANIERO..OSTAGGIO..NON PIù REGINA MA SCHIAVA...EPPUR PROTESA ALLA RISCOSSA RISORGIMENTALE...

IN ENTRAMBI L'AMORE...INCONDIZIONATO, L'INDIGNAZIONE TRABOCCANTE DI PASSIONE, L'ORGOGLIO DELLA STORIA...

BUONA LETTURA......IN ATTESA DI ULTERIORI VOSTRE RIFLESSIONI...A DOMANI! LA PROF

  Luzi.jpgNel turbine di scandali legati alle vicende di tangentopoli..Mario Luzi lanciò il suo sublime grido di dolore dedicando all'Italia un'ode perchè risorgesse dal fango....un’ode che rappresenta un grido di dolore e di amore all’Italia…la meravigliosa Obiurgatio..e spero che tale sublime disperazione risuoni nelle coscienze di tanti politici che il poeta definisce antropoidi digrignanti e, se non altro, risvegli un po’ di pudore nella loro tracotante ,immorale ed arrogante vita pubblica:una poesia che riesce a raccontare le condizioni di un’Italia che si fece conoscere al mondo come cialtrona, una barca in avaria è la metafora luziana, gestita da industriali di esibita onnipotenza, classi dirigenti avide quanto stolide…il destino ha risparmiato al Poeta di conoscere giorni ancor peggiori...


 OBIURGATIO (obiurgātĭo, obiurgationis: RIMPROVERO..INVETTIVA)

 Non cedere, ti prego,        COME SE FOSSE UNA MALATA  AFFLITTA DA UN MORBO

ai tuoi sussulti vomitori      CHE LA SCUOTE DALL'INTERNO
non rovesciarti addosso la tua storia,       FACENDOLE  MALE.... MADRE PATRIA (MATRIA)        
matria insana, non ritorcerla
contro te matrice                E QUI L'INVITO..LA SUPPLICA DI NON RITORCERE CONTRO SE STESSA
quella tribolata storia          LA SUA STORIA..IN CUI VI SONO OLRE LA GLORIA ANCHE PAGINE INDEGNE 
d’indegnità e di splendori.
Bagna essa
defluivo disuguale    ED è QUESTA STORIA CHE INEVITABILMENTE è NOSTRA RADICE....COMUNE
ugualmente tutti noi     (IDEA ANCHE CROCIANA DI NON POTERSI TIRAR FUORI DAI CONTESTI)
muniti di dolore,              A TUTTI NOI ITALIANI CHE SIAMO OGGI SOLO SOFFERENTI                            
battesimale è quel decorso,
non è reversibile di battesimo.

Non fare                        NON PERMETTERE CHE IL TUTTO ( BENE E MALE) DIVENTI UNA BRODAGLIA INDISTINTA CHE
sì che scoli                     SCOLI DALLA BOCCA DI QUESTI CANNIBALI..ANTROPOIDI E NON UOMINI                                    
come broda e come bava tra le zanne d’antropoidi digrignanti.

Lo puoi?
O sono senza nervo,                                  QUI UNA PROVOCAZIONE: LO PUOI? LO SAPRAI FARE? NE AVRAI L'ORGOGLIO?
neppure vulnerabili                                       CI SONO UOMINI CAPACI DEL RISCATTO O OGNI INTELLIGENZA è IN COMA..FUORI
i tuoi arti? In coma il tuo cervello                 GIOCO..SENZA VOLONTà COME IN COMA? RIESCI A MUOVERTI? CI SONO UOMINI
comanda solo incomposti movimenti             CAPACI DI REAGIRE...O è VERAMENTE TUTTO MORTE CEREBRALE?
e basta? solo insensati suoni?


Ricomponiti come sempre fosti,      l'INVOCAZIONE ..LA SUPPLICA AL RISCATTO
creaturale madre di creature,         ITALIA MADRE GENERATRICE....( RITORNA  IL CONCETTO PATRIA/MADRE)
tu nient’altro.                                   TU  E IN QUESTO PRONOME LA FORZA  DELL'IDENTITà STORICA  -                                                        DI UNA MADRE  CHE COMPRENDE IN Sè ANCHE I FIGLI:  UN  TU CHE è ANCHE UN NOI IN TE

VERSO IRREGOLARE SENZA RIMA- SOLENNE MA SCARNIFICATO IL LINGUAGGIO RIVELA L'ERMETISMO DEL POETA

 IN CUI LA PAROLA DIVENTA ICONA, IMMAGINE VIOLENTA DEL REALE IMMONDO.

PERSONALIZZAZIONE, METAFORA, SIMILITUDINE, CONSONANZE PER SOTTOLINEARE CON IL SUONO LE PERCEZIONI VISIVE...                                                                                         
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Giacomo Leopardi nella sua poesia all’Italia dice che vede nella sua patria  i segni dei grandi trionfi degli avi, ma non vede la gloria . La sua Italia mostra inerme la fronte e il petto . Si chiede chi ha causato tanta rovina :  quella che prima era una domina, ora è un' umile ancella. E caduta così tanto in basso che nessuno la vuole più difendere. I suoi abitanti combattono in paesi stranieri. Erano belle le antiche età  in cui i giovani magnanimi correvano per difendere la patria. Ma lo stesso giovane poeta offre se stesso come combattente pronto ad immolarsi per il suo paese.

 

ALL'ITALIA

O patria mia, vedo le mura e gli archi                                           IL POETA ELEVA un CANTO PIENO DI DOLORE E SOFFERENZA.....

E le colonne e i simulacri e l'erme

Torri degli avi nostri,

Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi

I nostri padri antichi. Or fatta inerme,

Nuda la fronte e nudo il petto mostri.

Oimè quante ferite,

Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,

Formosissima donna! Io chiedo al cielo

E al mondo: dite dite;

Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

Che di catene ha carche ambe le braccia;

Sì che sparte le chiome e senza velo

Siede in terra negletta e sconsolata,

Nascondendo la faccia

Tra le ginocchia, e piange.

Piangi, che ben hai donde, Italia mia,

Le genti a vincer nata

E nella fausta sorte e nella ria.

Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,

Mai non potrebbe il pianto

Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;

Che fosti donna, or sei povera ancella.

Chi di te parla o scrive,                                                                              CON LA FORMULA INTERROGATIVA IL POETA FORMULA

Che, rimembrando il tuo passato vanto,                                                    LA DESCRIZIONE DELLA ROVINA...E RICHIAMA AL

Non dica: già fu grande, or non è quella?                                                  TEMPO STESSO LE GLORIE ITALICHE

Perché, perché? dov'è la forza antica,

Dove l'armi e il valore e la costanza?

Chi ti discinse il brando?

Chi ti tradì? qual arte o qual fatica

O qual tanta possanza

Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?

Come cadesti o quando

Da tanta altezza in così basso loco?

Nessun pugna per te? non ti difende                                                    IL POETA DICHIARA IL PROPRIO SPIRITO PATRIOTTICO

Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo

Combatterò, procomberò sol io.

Dammi, o ciel, che sia foco

Agl'italici petti il sangue mio.

Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi

E di carri e di voci e di timballi:

In estranie contrade

Pugnano i tuoi figliuoli.

Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,

Un fluttuar di fanti e di cavalli,

E fumo e polve, e luccicar di spade

Come tra nebbia lampi.

Né ti conforti? e i tremebondi lumi

Piegar non soffri al dubitoso evento?

A che pugna in quei campi

L'itala gioventude? O numi, o numi:

Pugnan per altra terra itali acciari.

Oh misero colui che in guerra è spento,

Non per li patrii lidi e per la pia

Consorte e i figli cari,

Ma da nemici altrui

Per altra gente, e non può dir morendo:

Alma terra natia,                                                                IL POETA OFFRE LA PROPRIA VITA

La vita che mi desti ecco ti rendo.

Oh venturose e care e benedette

L'antiche età, che a morte                                                                  STORIA  E GLORIA EPICA

Per la patria correan le genti a squadre;

E voi sempre onorate e gloriose,

O tessaliche strette,

Dove la Persia e il fato assai men forte

Fu di poch'alme franche e generose!

Io credo che le piante e i sassi e l'onda

E le montagne vostre al passeggere

Con indistinta voce

Narrin siccome tutta quella sponda

Coprìr le invitte schiere

De' corpi ch'alla Grecia eran devoti.

Allor, vile e feroce,

Serse per l'Ellesponto si fuggia,

Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;

E sul colle d'Antela, ove morendo

Si sottrasse da morte il santo stuolo,

Simonide salia,

Guardando l'etra e la marina e il suolo.

E di lacrime sparso ambe le guance,

E il petto ansante, e vacillante il piede,

Toglieasi in man la lira:

Beatissimi voi,

Ch'offriste il petto alle nemiche lance

Per amor di costei ch'al Sol vi diede;

Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.

Nell'armi e ne' perigli

Qual tanto amor le giovanette menti,

Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?

Come sì lieta, o figli,

L'ora estrema vi parve, onde ridenti

Correste al passo lacrimoso e duro?

Parea ch'a danza e non a morte andasse

Ciascun de' vostri, o a splendido convito:

Ma v'attendea lo scuro

Tartaro, e l'onda morta;

Né le spose vi foro o i figli accanto

Quando su l'aspro lito

Senza baci moriste e senza pianto.

Ma non senza de' Persi orrida pena

Ed immortale angoscia.

Come lion di tori entro una mandra

Or salta a quello in tergo e sì gli scava

Con le zanne la schiena,

Or questo fianco addenta or quella coscia

Tal fra le Perse torme infuriava

L'ira de' greci petti e la virtute.

Ve' cavalli supini e cavalieri;

Vedi intralciare ai vinti

La fuga i carri e le tende cadute

E correr fra' primieri

Pallido e scapigliato esso tiranno;

Ve' come infusi e tinti

Del barbarico sangue i greci eroi,

Cagione ai Persi d'infinito affanno,

A poco a poco vinti dalle piaghe,

L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh viva:

Beatissimi voi

Mentre nel mondo si favelli o scriva.

Prima divelte, in mar precipitando,

Spente nell'imo strideran le stelle,

Che la memoria e il vostro

Amor trascorra o scemi.

La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando

Verran le madri ai parvoli le belle

Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,

O benedetti, al suolo,

E bacio questi sassi e queste zolle,

Che fien lodate e chiare eternamente

Dall'uno all'altro polo.

Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle

Fosse del sangue mio quest'alma terra.

Che se il fato è diverso, e non consente

Ch'io per la Grecia i moribondi lumi

Chiuda prostrato in guerra,

Così la vereconda

Fama del vostro vate appo i futuri

Possa, volendo i numi,

Tanto durar quanto la vostra duri.

 

 

27/12/2008

La Ginestra

 Esercizio n° 1 : prova a ricopiare la poesia elementi naturali in verde; personalizzazioni

 in  grassetto,  elementi    storici        in rosso etc..ed individua in primis i campi semantici e le scelte lessicali

LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO

E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce. Giovanni, III, 19 ( inversione di significato de messaggio dell'evangelista...ricorda quello                                                                                                          che abbiamo detto in classe)

Qui su l'arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,                                                                                                                                
la qual null'altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti. Anco ti vidi
de' tuoi steli abbellir l'erme contrade
che cingon la cittade
la qual fu donna de' mortali un tempo,
e del perduto impero
par che col grave e taciturno aspetto
faccian fede e ricordo al passeggero.

Or ti riveggo in questo suol, di tristi
lochi e dal mondo abbandonati amante,
e d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
di ceneri infeconde, e ricoperti
dell'impietrata lava,
che sotto i passi al peregrin risona;
dove s'annida e si contorce al sole
la serpe, e dove al noto
cavernoso covil torna il coniglio;
fur liete ville e colti,
e biondeggiàr di spiche, e risonaro
di muggito d'armenti;
fur giardini e palagi,
agli ozi de' potenti
gradito ospizio; e fur città famose
che coi torrenti suoi l'altero monte
dall'ignea bocca fulminando oppresse
con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
una ruina involve,
dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
i danni altrui commiserando, al cielo
di dolcissimo odor mandi un profumo,
che il deserto consola. A queste piagge
venga colui che d'esaltar con lode
il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
è il gener nostro in cura
all'amante natura. E la possanza
qui con giusta misura
anco estimar potrà dell'uman seme,
cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
con lieve moto in un momento annulla
in parte, e può con moti
poco men lievi ancor subitamente
annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
son dell'umana gente
le magnifiche sorti e progressive .

Qui mira e qui ti specchia,
secol superbo e sciocco,
che il calle insino allora
dal risorto pensier segnato innanti
abbandonasti, e volti addietro i passi,
del ritornar ti vanti,
e procedere il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
di cui lor sorte rea padre ti fece,
vanno adulando, ancora
ch'a ludibrio talora
t'abbian fra sé. Non io
con tal vergogna scenderò sotterra;
ma il disprezzo piuttosto che si serra
di te nel petto mio,
mostrato avrò quanto si possa aperto:
ben ch'io sappia che obblio
preme chi troppo all'età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
vuoi di novo il pensiero,
sol per cui risorgemmo
della barbarie in parte, e per cui solo
si cresce in civiltà, che sola in meglio
guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
dell'aspra sorte e del depresso loco
che natura ci diè. Per questo il tergo
vigliaccamente rivolgesti al lume
che il fe' palese: e, fuggitivo, appelli
vil chi lui segue, e solo
magnanimo colui
che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
fin sopra gli astri il mortal grado estolle.
Uom di povero stato e membra inferme
che sia dell'alma generoso ed alto,
non chiama sé né stima
ricco d'or né gagliardo,
e di splendida vita o di valente
persona infra la gente
non fa risibil mostra;
ma sé di forza e di tesor mendico
lascia parer senza vergogna, e noma
parlando, apertamente, e di sue cose
fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
non credo io già, ma stolto,
quel che nato a perir, nutrito in pene,
dice, a goder son fatto,
e di fetido orgoglio
empie le carte, eccelsi fati e nove
felicità, quali il ciel tutto ignora,
non pur quest'orbe, promettendo in terra
a popoli che un'onda
di mar commosso, un fiato
d'aura maligna, un sotterraneo crollo
distrugge sì, che avanza
a gran pena di lor la rimembranza.

Nobil natura è quella
che a sollevar s'ardisce
gi occhi mortali incontra
al comun fato, e che con franca lingua,
nulla al ver detraendo,
confessa il mal che ci fu dato in sorte,
e il basso stato e frale;
quella che grande e forte
mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire
fraterne, ancor più gravi
d'ogni altro danno, accresce
alle miserie sue, l'uomo incolpando
del suo dolor, ma dà la colpa a quella
che veramente è rea, che de' mortali
madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
congiunta esser pensando,
siccome è il vero, ed ordinata in pria
l'umana compagnia,
tutti fra sé confederati estima
gli uomini, e tutti abbraccia
con vero amor, porgendo
valida e pronta ed aspettando aita
negli alterni perigli e nelle angosce
della guerra comune. Ed alle offese
dell'uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
stolto crede così qual fora in campo
cinto d'oste contraria, in sul più vivo
incalzar degli assalti,
gl'inimici obbliando, acerbe gare
imprender con gli amici,
e sparger fuga e fulminar col brando
infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
quando fien, come fur, palesi al volgo,
e quell'orror che primo
contra l'empia natura
strinse i mortali in social catena,
fia ricondotto in parte
da verace saper, l'onesto e il retto
conversar cittadino,
e giustizia e pietade, altra radice
avranno allor che non superbe fole,
ove fondata probità del volgo
così star suole in piede
quale star può quel ch'ha in error la sede.

Documentati sul percorso 

02:21 Scritto da: smodest in La poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: leopardi, 5i, liceo diaz | OKNOtizie |  Facebook

06/11/2008

La prof Elena Capasso sul blog!

     Da oggi sul  blog della quinta i   
  anche   la prof Elena Capasso. Benenuta!     
     "Bravi ragazzi! Your comments have dazzled me!    
   Colgo l'occasione per agganciarmi ad un argomento    
   di estrema attualità (current issue) quale l'elezione    
   del nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama    
   per portare domani in classe materiale    
   da leggere e commentare. C u tomorrow!"     
           
      obama per lista.jpg      

30/10/2008

Un anno in...blog

Cari ragazzi, inizia oggi il nostro anno in blog!

Ho scelto proprio questa data poichè, nonostante lo sciopero, avete partecipato ad un evento ,a mio parere, molto formativo nonchè istruttivo.

Infatti siamo stati al teatro Comunale di Caserta per testimoniare, con la nostra presenza, solidarietà al mondo della stampa minacciato dalla camorra e compulsato dai poteri forti.

" Libera Informazione" , una tavola rotonda dei massimi esponenti nazionali e regionali della stampa per analizzare il fenomeno della criminalità attraverso la cronaca.

Abbiamo ascoltato anche tanti giornalisti delle testate provinciali e sicuramente vi siete fatti un'idea...A me sono piaciuti, in paticolare tre interventi: Vito Faenza che ha proposto un documentoper creare una rete giornalistica a supporto della stampa locale, Carlo Verne, giornalista televisivo del servizio pubblico  di cui è segretario nazionale, che ha proposto di mettere in luce gli argomenti di cronaca in modo da creare una sorta di "scorta mediatica" ai giornalisti  di cronaca giudiziaria che si occupano di camorra, ed infine il noto e prestigioso giornalista Ermanno Corsi che ha affermato l'importanza della scelta delle parole. Infatti anche la scelta del lessico attiene alla correttezza dell'informazione. "Non scrivete il famoso boss...non vi è nulla perchè sia famoso...è famigerato!" ha spiegato il presidente dei giornalisti, continuando " la moglie di Schiavone, non è Lady..la lady è ben altra cosa..quella è una sventurata che ha sposato un criminale.." Bellissimo! E voi sapete bene quanto io sia "fissata" con la scelta lessicale..è proprio così! " Le parole sono pietre" ha concluso Corsi " facciamo attenzione ad usarle bene!".

Basta così...ora commentate liberamente...

                     prof. Stefania Modestino